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A occhi spalancati. Capolavori dal Museo dell'impressionismo russo di Mosca. Ediz. italiana e inglese

Lingua ita
Data di pubblicazione 01/01/2015
EAN 9788863222579
Pagine 144

Il libro A occhi spalancati. Capolavori dal Museo dell'impressionismo russo di Mosca. Ediz. italiana e inglese

"A occhi spalancati" è l'anticipazione, meglio l'anteprima di un nuovo grande museo di Mosca, quello dell'Impressionismo Russo che aprirà i battenti nella capitale russa nel prossimo autunno. Per annunciare e far conoscere quello che è destinato ad essere uno dei "musei imperdibili" per ogni turista che si recherà a Mosca, la direzione della futura istituzione ha deciso di anticipare l'apertura al pubblico con due importanti preview: la prima si è svolta in Russia, nel Museo di Ivanovo, all'inizio dell'autunno scorso e ora è la volta di Venezia, unica tappa estera. Qui, dal 13 febbraio al 12 aprile, in Palazzo Franchetti, il pubblico italiano e internazionale potrà ammirare 50 capolavori del futuro museo moscovita, il meglio del meglio della sua imponente collezione d'arte. Un "biglietto da visita" estremamente raffinato, per annunciare una collezione di sicuro interesse internazionale.

La rassegna veneziana è curata da Yulia Petrova, direttore del Museo dell'Impressionismo Russo, e da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, responsabili del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell'Università Ca' Foscari e di una serie di prestigiose e apprezzate attività espositive che dal 2010 hanno diffuso in Italia alcuni essenziali aspetti dell'arte russa degli ultimi due secoli. È un'indicazione interessante dell'originale politica culturale e della speciale mission dell'istituzione moscovita: favorire, attraverso esposizioni temporanee, in Russia e all'estero, la conoscenza di una rilevante tendenza dell'arte russa, in particolare quella che caratterizza l'epoca tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, una fase ancora poco conosciuta, a parte alcuni grandi nomi, della vicenda artistica e del ruolo internazionale della moderna arte russa.

Le 50 opere sono esposte in un percorso che accosta tra loro soggetti tematicamente contigui (il paesaggio, la scena urbana, la figura in un interno), con una dovuta ma non sempre vincolante attenzione alla cronologia. Il momento di maggior fioritura dell'Impressionismo in Russia è di qualche lustro successivo alla svolta dell'arte francese intervenuta tra settimo e ottavo decennio dell'Ottocento, e comprende soprattutto l'ultimo decennio del secolo e l'inizio di quello successivo. Ma questo non significa che possa essere considerato la variante provinciale di quello francese e nemmeno la sporadica scelta di maniera di qualche pittore. L'Impressionismo era già divenuto infatti il tempestivo punto di riferimento per l'opera di paesaggisti come Fedor Vasil'ev, aveva influenzato la ricerca di Polenov e di Repin, dopo un loro soggiorno in Francia e, grazie a questi maestri, era presto diventato oggetto di studio per gli studenti della Scuola di Pittura, Architettura e Scultura di Mosca, alcuni dei quali destinati - come Konstantin Juon, Petr Petrovi?ev e Stanislav ukovskij, tutti presenti in mostra - a un ruolo di primaria importanza prima, durante e dopo l'avvento delle Avanguardie.
La tradizione di dipingere alla maniera impressionista continua poi per buona parte del Novecento, ed è documentata in mostra con opere di Kon?alovskij, Grabar', Kustodiev, Baranov-Rossiné, con altri pittori insospettabili, come Sergej Gerasimov o Georgij Savickij, e persino con artisti molto legati al realismo socialista, come Aleksandr Gerasimov e Dmitrij Nalbandjan. D'altra parte l'immagine guida della mostra - i Manifesti sotto la pioggia di Pimenov (1973) - dimostra con ogni evidenza come la matrice impressionistica caratterizzi con un certo rilievo anche il periodo del disgelo post staliniano.
La mostra veneziana allinea insomma le prime esplicite rimeditazioni e rielaborazioni della rivoluzione artistica francese, evidenzia la tenace persistenza, per buona parte del Novecento, di questo approccio alla raffigurazione della vita individuale e dei suoi scenari e sottolinea la perdurante attualità di questa matrice. Per questo l'arco cronologico delle opere in mostra spazia da alcuni rari dipinti giovanili di Konstantin Korovin, il più famoso esponente dell'Impressionismo russo, e di Valentin Serov sino ad anni recentissimi, con pittori come Vladimir Rogozin e Valerij Koljakov, che non si possono certo considerare "impressionisti" in senso stretto ma per i quali sono risultate fondamentali le ricerche dei loro predecessori alla fine del XIX secolo e che raccolgono oggi, idealmente ed efficacemente, in una chiave contemporanea, la loro eredità.

Il Museo dell'Impressionismo Russo di Mosca nasce dalla collezione privata di Boris Mints, avviata oltre dieci anni fa, anche mediante l'acquisto sul mercato occidentale di una serie di dipinti che sono tornati così in Russia e che tra poco saranno disponibili per i visitatori del Museo.
Il Museo dell'Impressionismo non espone tuttavia solo una collezione privata. C'è la ferma volontà di creare, mediante l'impiego di nuove tecnologie (alcune delle quali saranno sperimentate per la prima volta proprio nella mostra di Venezia), uno spazio che coinvolga i visitatori di varie estrazioni e a diversi livelli. Il museo è pensato insomma come uno spazio dinamico, interattivo, dove l'esposizione permanente verrà accompagnata da strutture e attività educational e di ricerca sulle raccolte del museo stesso. Sono previsti una sala cinema e uno spazio per mostre temporanee.
Come abbiamo accennato, quella di "impressionismo russo" è una definizione che ha confini molto vasti. Il Museo raccoglie pertanto opere dei classici maestri del periodo più propriamente riferibile a questa tendenza storica, così come di pittori che hanno trovato nella matrice impressionista, anche solo per un tratto del loro percorso, una referenza insostituibile per la loro ricerca e la loro evoluzione.

Gli storici dell'arte hanno l'abitudine di far risalire al 1863 (l'anno de Le déjeuner sur l'herbe e de l'Olympia di Manet) l'apparizione della nuova arte in Russia. In quell'anno un gruppo di giovani pittori si ribellò all'autorità dell'Accademia delle Arti di Pietroburgo, fino ad allora indiscussa. La principale conseguenza di tale gesto fu la nascita di un secondo polo di influenza artistica, Mosca, dove, nel 1870, con l'aiuto di un mercante appassionato d'arte, Pavel Tret'jakov, si costituì la Società dei Pittori Ambulanti (Peredviniki). Lo scopo era quello di diffondere la conoscenza artistica al di fuori delle grandi città, con mostre itineranti. La Società rimase attiva fino al 1923, organizzò più di 50 rassegne ed ebbe un ruolo capitale nel dischiudersi di una nuova fase dell'arte russa.
L'estetica degli Ambulanti segnò la generazione successiva, ma provocò anche un completo riorientamento dell'arte russa che fino a quel momento aveva seguito le grandi scuole europee senza mostrare una vera e propria originalità. Gli Ambulanti puntavano decisamente sul realismo e sull'impegno nella vita sociale. Il loro maggiore punto di riferimento culturale era Lev Tolstoj, di cui condivisero le opinioni ben prima che egli le esponesse chiaramente in ?to takoe iskusstvo (Che cos'è l'arte, 1898).
A partire dal 1874 Savva e Elizaveta Mamontov cominciarono a riunire un gruppo più o meno permanente di artisti russi nella loro proprietà di Abramcevo. I fondatori di questo "gruppo" furono Repin, Polenov, e Valentina Serova, insieme al figlio Valentin, e più tardi si unirono a essi i fratelli Viktor e Apollinarij Vasnecov, Korovin e Vrubel'. Si discuteva, si lavorava e si parlava di arte medievale russa e popolare. Si praticavano pittura e scultura ma anche arti applicate (la chiesa di Abramcevo è opera collettiva dei Vasnecov, Polenov e Repin), c'era persino un teatro d'opera privato dove vennero allestiti molti spettacoli, come La fanciulla di neve di Rimskij-Korsakov.
La Corista (1883) di Konstantin Korovin (1861-1939) è probabilmente la prima opera impressionista russa: precorreva i tempi e non fu capita dai contemporanei. E tuttavia vi si percepiscono i due elementi tipici del suo approccio impressionistico: il decorativismo e la tendenza allo studio-bozzetto, evidenti nei suoi paesaggi parigini eseguiti a partire dal 1900. Sono scene serali, la città è inondata di luce, Korovin infonde vita negli episodi che si svolgono per strada, grazie a pennellate ampie, impulsive, quasi rozze. Nei suoi paesaggi si respira un'atmosfera teatrale, e ciò non deve stupire, dato che l'artista era anche un bravo scenografo teatrale, particolarmente famoso per le sue realizzazioni per opere liriche.
L'opera di Korovin occupa un posto centrale nella tradizione moscovita e costituisce un esempio efficace del desiderio dei pittori locali di raggiungere la spontaneità nella loro rappresentazione della vita e della bellezza. Con la fine del XIX secolo molti artisti avevano sviluppato a Mosca uno stile più o meno comune e tale evoluzione portò inevitabilmente alla formazione di un gruppo, l'"Unione dei Pittori russi" che per un breve periodo si unì al pietroburghese "Mir iskusstva" (Il mondo dell'arte), anche se tra i due gruppi esistevano differenze inconciliabili. I moscoviti, pur in grado diverso, erano dominati dall'Impressionismo, dall'esigenza della rappresentazione della vita individuale e sociale, mentre i membri di "Mir iskusstva" tendevano già al modern (la variante russa dello Jugendstil, del liberty o dell'art noveau, in una sorta di "plurilinguismo stilistico"). In Russia è molto complesso distinguere tra questi orientamenti, in primo luogo perché i due termini sono strettamente collegati tra loro e inoltre perché manca quella forte tradizione romantica alla quale invece si erano potuti rifare gli artisti contemporanei europei.

Editore Terra Ferma Edizioni
Lingua ita
Data di pubblicazione 01/01/2015
EAN 9788863222579
Pagine 144

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