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Il libro Una cosa a forma di O. Lacan e l'oggetto «Ofelia» di Paolo Gomarasca
Questo lavoro prende lo spunto da una questione etica di fondo, relativa alla sostanziale assenza delle donne dallo spazio pubblico, almeno per quel che riguarda la tradizione occidentale. Il peso del pregiudizio sessista secondo cui il soggetto femminile non sarebbe in grado di partecipare alle procedure dibattimentali, tipiche del funzionamento democratico, pesa storicamente come un ostacolo talvolta insormontabile. Più in generale, la donna è sempre vista e trattata come oggetto di discorsi e transazioni maschili. Emblematica, in tal senso, la figura letteraria di Ofelia, che viene appositamente riletta attraverso l'interpretazione psicoanalitica offerta da Lacan negli anni Sessanta, ponendo però una questione attorno a cui ruota l'intero libro: se è vero, come Lacan è riuscito a dimostrare, che Ofelia è l'oggetto del desiderio di Amleto, che cosa ne è di Ofelia come soggetto autonomo, capace di prender parola e dire di sé? Anche Lacan, per certi versi, non pare così deciso nell'andare oltre la denuncia dello schema discorsivo patriarcale, lasciando sintomaticamente in ombra l'analisi del delirio di Ofelia, poco prima del celebre suicidio per annegamento. Da qui l'idea di appoggiarsi allora ad alcune interpretazioni femministe, per mettere alla prova la possibilità, che a Lacan sembra sfuggire, di una Ofelia senza Amleto, finalmente capace di raccontare un modo di essere e fare, singolare e femminile, di cui la politica - e la psicoanalisi - potrebbero finalmente beneficiare.| Autore | Paolo Gomarasca |
| Editore | Poiesis |
| Lingua | ita |
| Data di pubblicazione | 01/01/1900 |
| EAN | 9788862780889 |
| Pagine | 72 |