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Il libro Della buona ventura di Liana De Luca
Fino dall'antichità l'uomo ha cercato di conoscere gli eventi che verranno: come esiste una memoria del passato, può esistere una premonizione del futuro? Per rispondere alla domanda occorre riflettere sul modo con cui maturiamo contezza della realtà. Essa è conoscibile solo nell'attimo stesso in cui si manifesta. Ma l'attimo epifanico è immediato, più fugace di un lampo, scolora subito nel passato, per cui l'attualità è elaborata dalla mente solo come ricordo o al contrario come divinazione, cioè mediata dal soggetto che ne elucubra l'interpretazione logica. Liana De Luca ha perfetta consapevolezza che l'artista descrive sempre altra cosa dalla consistenza del mondo, in quanto è narrabile solo ciò che è immerso nel tempo, cioè il resoconto del passato o il sogno del futuro, ma non è descrivibile l'attualità, perché istantanea e senza tempo. Il poeta in particolare e l'artista in generale, invece, compiono il paradosso di fare coincidere la visione meditata delle cose con la realtà contemporanea delle cose, ma si sa che è una finzione visionaria. Ed è precisamente per questo motivo che Liana De Luca dedica il suo libro di poesia ai due più grandi geni della visionarietà della cultura italiana, cioè Dante Alighieri e Michelangelo Merisi, un poeta e un pittore. Che cosa hanno in comune due talenti così diversi, vissuti in secoli lontani l'uno dall'altro, con indole e cultura estremamente differenziate fra loro? Hanno in comune il ricorso alla visione per rappresentare la quotidianità, esattamente come teorizza Liana De Luca nel suo libro, Della buona ventura, che poi altro non vuole essere che un discorso intorno all'augurio di un futuro migliore, formula che racchiude in sé l'universalità di tutti i discorsi dell'uomo. A Dante è rivolta la dedica specifica del libro, contenuta nella perifrasi usata da Beatrice quando scende al Limbo per ingaggiare l'aiuto di Virgilio e nomina il Fiorentino come colui che è "l'amico mio e non della ventura", è uomo amato dalla donna angelicata ma non è amato dalla "ventura", cioè da ciò che accadrà in futuro. Per Caravaggio, invece, la citazione scelta non poteva altro che essere il quadro chiamato Buona ventura, in cui è rappresentata un'indovina ammaliatrice che incanta un giovane e ricco avventore, gli predice il futuro e con abile prestidigitazione gli sfila l'anello dal dito: "Con la mano appoggiata sul fianco / il giovane dal volto fidente / nel sorriso sornione della zingara / ascolta svelare i suoi sogni segreti / [...] / Stregata dallo sguardo ambiguo / vaga la fantasia sotto le piume / mentre lei sfila dal dito l'anello". Le due citazioni non sono scelte a caso, ma sono elette per l'esemplarità simbolica proprio perché l'una rovescia il discorso dell'altra. Dante riceve l'amore dalla donna, ma subisce il disamore della sorte; Caravaggio, al contrario, ci illustra una premonizione di sorte lusinghiera per l'uomo, ma ci mostra il disamore della donna che lo deruba. Già in questo accostamento delle due versioni sulla ventura riconosciamo il sorriso ironico della De Luca che osserva dal suo scrittoio il contraddittorio delle parti in causa e ci sembra ascoltarla mentre fa la parodia a Baudelaire -?altro grande visionario! - e coniuga compiaciuta il di lui "mi contraddico". In De Luca la confutazione delle affermazioni precedentemente fatte non ha mai intento mistificatorio, ma piuttosto di amplificazione del discorso, con aggiunta di un'apertura ironica e possibilista. L'antinomia, infatti, alimenta il piacere per le sorti in gioco della vita futura: c'è un impegno convinto alle fasi autentiche in svolgimento, ma c'è anche equidistanza di giudizio sugli esiti conclusivi. Gli esempi di contrasto nel libro sono tanti, per stili e per fondamenti diversi. Sia consentito farne uno solo per tutti, sull'onda della fatale dialettica tra vita e morte che fa da fondamento alla splendida poesia La porta. La poesia trae spunto da un periodo difficile di vita della scrittrice. Le citazioni, questa volta sono principalmente filmiche (oltre a un appoggio dantesco, quasi di rigore). Quella porta che si chiude, demanda al motivo zufolato, autentico capolavoro di Ennio Morricone, che fa da accompagnamento e da Leitmotiv in tutto il film C'era una volta in America di Sergio Leone. Nel film, si tratta della porta di un sepolcro, che si apre e si chiude, poi si riapre e si richiude, in un movimento controverso e insistito, che libera e che seppellisce il passato e il futuro della vita dei protagonisti del film, nella cornice di una rappresentazione che è ovviamente visionaria e metaforica. La seconda potentissima citazione cinematografica è riferita niente meno che a 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrick, ed è sviluppata dalla giustapposizione della scrittrice che si osserva attraverso uno specchio, come accade all'unico superstite dell'astronave impazzita, che si contempla invecchiare allo specchio, mentre giace a letto immobilizzato all'interno di una visione già proiettata nel metafisico.| Autore | Liana De Luca |
| Editore | Genesi Editrice |
| Lingua | ita |
| Data di pubblicazione | 27/05/2008 |
| EAN | 9788874141395 |
| Pagine | 112 |